Mi dico che fa troppo caldo per dormire ma in realtà sto cercando una scusa per rimanere alzata a lavorare almeno un'altra ora, perché passata l'ultima crisi, ritornata la lucidità, ho bisogno di scrivere di nuovo narrativa, di lavorare a sei progetti contemporaneamente. Prima o poi quest'altalena emotiva esaurirà la sua funzione e io imparerò a comportarmi come un essere umano normale anziché farmi travolgere alternativamente dalla disperazione e dalla fotta di scrivere e così non mi ritroverò più nella condizione in cui sono adesso (però anche il caldo, eh...).
Argomento della notte: NOTTURNO III.
Chi ha deciso di ampliare il finale fino a renderlo una seconda parte di un romanzo che si prospetta già lungo, impegnativo e come minimo ambizioso anche senza aggiunte? Io. Chi dovrà scrivere da cima a fondo questa nuova seconda parte aggiungendo oltretutto un nuovo personaggio non previsto? Sempre io. E chi dovrà, per fare questo, lavorare al personaggio che appartiene a un altro libro ancora in gestazione complicando così tutto il lavoro? Tiro a indovinare: sempre io.
Amo questo lavoro, ma mai quanto la mia capacità di renderlo impossibile raccontandomi oltretutto che vado matta per le sfide, mentre le affronto bestemmiando l'interno calendario dell'anno in corso.
Devo lavorare sul personaggio di Amelia e non l'avevo previsto, così dovrò avere un'idea di quello che succederà in Notturno II basandomi sui pochi appunti di cui dispongo al momento e sulle parti descrittive ricavate dal Notturno I. Piangerò un po' ma saranno lacrime necessarie, Adam ha bisogno del suo aiuto. Sempre che non mi venga in mente una nuova soluzione che non contempli l'aiuto di Amelia. Che sbatella, Signore Iddio.
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